Hodgson: If Man Utd score penalty it becomes ‘tricky’ for us

Roy Hodgson thinks Crystal Palace “rode their luck” against Manchester United after Ole Gunnar Solskjaer’s men missed a penalty in the second half.

Patrick Van Aanholt secured Palace’s first Premier League victory over United, beating David De Gea at his near post in the third minute of stoppage time.

Jordan Ayew had earlier fired Palace ahead, but Wales winger Daniel James looked to have rescued a point for United two minutes from time with his second goal for the club.

United were below-par throughout and missed a penalty for the second successive match 20 minutes from time.

Following Paul Pogba’s miss at Wolves on Monday, Marcus Rashford took over the spot-kick duties after Scott McTominay was tripped in the box by Luka Milivojevic but the England striker’s effort bounced off the post to safety.

“The key was the defensive discipline, the shape of the team, the enormous work rate and effort and the fact that people did very well to stick to the script at all times,” Hodgson told Crystal Palace’s official website.

“We were getting asked a lot of questions, which we knew would; we’d seen them play against Wolves and Chelsea.

“We knew that if we didn’t seal the spaces, if we didn’t make certain that when we lost the ball we got back into our shape and let them have the ball in spaces that are less dangerous to us, they’d score goals.

“We rode our luck with the penalty; I thought this is going to be tricky now if they score this penalty. But when we got away with that one I was rather hoping we’d see it out 1-0, as it turned out we got through 2-1 thanks to a good piece of work from Wilf and James McCarthy.”

 

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Van Dijk picks shock name as greatest player he’s played with

Roberto Firmino is the greatest player Virgil van Dijk has ever played with, according to the Liverpool defender.

The Dutch defender, who arrived from Southampton for £75m in January 2018, was a guest on talkSPORT’s ‘My Greatest’ and not surprisingly a lot of his answers were Liverpool-themed.

Asked who the greatest player he has played with was, the centre-back chose Roberto Firmino over star forwards Mohamed Salah and Sadio Mane.

“I’m going to be a little bit biased and say one of my team-mates; I would say Roberto Firmino,” he said.

The 28-year-old was also asked the greatest atmosphere and stadium he has played in and of course his answer was “Liverpool”.

Asked about the greatest manager, he replied “Ronald Koeman and Jurgen Klopp.”

Van Dijk also labelled Liverpool’s 4-0 win over Barcelona as the greatest game he has played in and also named the Anfield game as the greatest game he had watched, saying: “I watched it back.”

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Meanwhile, Van Dijk has also named Manchester City’s Sergio Aguero as the most difficult opponent to mark in the Premier League.

 

Bec di Roci Ruta, arrampicare in Valle di Lanzo

Una proposta per l’arrampicata autunnale: le vie del Bec di Roci Ruta (Valle di Lanzo, Alpi Graie Meridionali, Piemonte), presentata da Elio Bonfanti.

Le valli di Lanzo si incuneano un po’ dimenticate, ma non meno belle, in una porzione di territorio pizzicata tra le famose valli Olimpiche della Val di Susa e la valle dell’ Orco (quella del Sergent del Caporal e del parco del Gran paradiso). Queste zone, godono di un fascino particolare, forse un po d’antan, lì, il tempo sembra che abbia avuto un brusco rallentamento per non dire che pare essersi fermato del tutto e rispetto ad altre valli e pure sotto il profilo dell’arrampicata sono un pochino più sfortunate. Le pareti interessanti non sono molte e le più belle, tipo quelle del vallone di Sea, si trovano rigorosamente all’ombra, diciamo che sono da amanti del genere… Non tutte però; In quanto, entrando nella Val grande e superato l’abitato di Cantoira sovrastato dalla Rocca di Lities anch’essa esposta verso sud, un occhio allenato riesce già ad individuarne il profilo in lontananza.

Si tratta del Bec di Roci Ruta che, visto dal paesino di Pialpetta o dalla parete del “Bec di Mea”, si erge prepotente come se fosse un bel monolite. Ma se non bisogna lasciarsi ingannare dall’aspetto altrettanto lo si deve fare con il nome. Roci Ruta nel dialetto della valle, vuol dire “roccia rotta”, rotta sì ma per intenderci non un mucchio di sassi accatastati alla rinfusa bensì una struttura articolata in diedri, placche e fessure di uno gneiss granitoide a grana grossa di cui è difficile trovare paragone. Non un monolite quindi ma un appagante microcosmo di roccia che non mancherà di soddisfare anche i palati più fini.

Tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta, vennero saliti una dozzina di nuovi itinerari ai quali, grazie ad un lavoro di archeologia arrampicatoria, andarono ad aggiungersi le uniche due vie che fino ad allora erano state aperte e che risultavano essere opera l’una di Alberto Re e l’altra, addirittura, di Giampiero Motti.

Le fessure, sovente intasate da grossi ciuffi erbosi, richiesero un imponente lavoro di ripulitura ma alla fine la struttura tra la metà e la fine degli anni ’90, divenne una delle più frequentate della valle. Poi l’obsolescenza del materiale in loco (per lo più artigianale) fece sì che le visite da parte degli arrampicatori diventassero sempre più sporadiche al punto che la natura indisturbata iniziò nuovamente ad impossessarsi di quel terreno che aveva momentaneamente concesso in uso agli scalatori.

Purtroppo “per lei” e per la sua tranquillità questa parete è incastonata in un bosco di faggi e larici, domina un ambiente alpino di rara bellezza, l’avvicinamento richiede una mezz’oretta di passeggiata ossigenante e data l’esposizione la si può scalare quasi tutto l’anno. Considerato poi che ci sono itinerari per tutti i gusti, perché non lanciarsi in un opera restyling già da tempo e da molti sperata? Così contemporaneamente alla progressiva riattrezzatura a fix inox da 10 mm di alcuni i vecchi percorsi sono stati chiodati alcuni monotiri nuovi e quindi ora ci si può nuovamente misurare, su itinerari dai 25 ai 180 metri con difficoltà variabili dal 4b al 7a+. L’arrampicata spazia dal muro tecnico a quarzi, alla fessura sino al diedro da salire in spaccata per cui una giornata a Ruci Ruta non risulterà mai essere noiosa e, se talvolta il lichene può risultare fastidioso, il passaggio delle cordate contribuirà certamente alla sua sparizione.

Gli itinerari ripresi sono attrezzati a fix inox e la chiodatura risulta essere sicura ed omogenea ma talvolta, ove segnalato, potrà capitare di doversi destreggiare nell’integrarla per cui un gioco di friend Bd sino al n° 3 vi sarà sicuramente utile. Teniamo a precisare che pur essendo obsoleto ed artigianale tutto il materiale sino ad ora rimosso non presentava segni di deterioramento tali da comprometterne la sicurezza ne consegue che possono essere (con le dovute cautele) ripetuti anche gli itinerari al momento in fase di riattrezzatura. La linea di calate dalla cima è attrezzata a 30 metri e per percorrere tutte le vie di Roci Ruta sono sufficienti una corda singola da 70 metri o due mezze da 50.

Punti di Appoggio:
Trattoria da Cesarin: Frazione Breno di Groscavallo Tel +39) 0123506720
Albergo Savoia: Forno Alpi Graie Tel +39 0123.81042/81184
Posto Tappa GTA di Pialpetta: Albergo Setugrino Tel +39 0123 81 016
Bibliografia: Le stagioni della Pietra, Le guide di Alp "Falesie 1"

Accesso:
Da Torino dirigersi verso Venaria reale e le valli di Lanzo a mezzo prima della SP 1 e poi della SP 33. Con quest’ ultima, raggiunta e superata la località di Pialpetta,
voltare a destra in direzione Rivotti. Al primo bivio ancora a destra in direzione degli
Alboni. Circa 65 km da Torino. Dal piano degli Alboni 1375 m seguire per pochi metri una stradetta che dopo un lavatoio piega a sinistra verso una baita ristrutturata e si trasforma in un sentiero che sale a fianco di questa. In circa trenta trentacinque minuti si raggiunge la parete. Si arriva in corrispondenza dell’ itinerario n° 11 da dove se si costeggia la base della parete verso sinistra si arriva in prossimità dell’ itinerario n° 8 ( freccia Bianca ). Andando ancora a sinistra si accede alla base del primo salto staccato dal corpo centrale. Il paradiso è di Pochi ha una freccia verde alla base.

ITINERARI
1. IL PARADISO E’ DI POCHI: 7 tiri max 6A+ ( L4 L5 si possono unire) utili friend sino al n° 3 Bd se si vuole fare la fessura di L5 clean altrimenti sino al 2#. Fix inox da 10 mm. Diff obbl ( 6a ).
2.  SECONDA STELLA A SINISTRA E VARIANTE: 2 tiri  (solo Trad 6a ) friends Bd sino al 4 .   
3. UNA FAVOLA PER DINDA: 6 tiri (max 6c) Spit rock 10 mm. Diff obbl ( 6b ).
4. BEPPONE DOCET: 3 tiri (max 7a ) Fix da 10. Diff obbl ( 6a+).  
5. IL TEMPO DI MUDJAKEWIS: 2 tiri lunghi. L1 si può fare come monotiro da 35 mt ( max 6c ) L2 ( 6b ). Fix inox da 10 mm. Diff obbl ( 6b ).   
6. FESSURA RE: 2 tiri ( max 6a+ ) Spit da 8 mm
7. BASE JUMP ( freccia bianca alla base): 2 tiri lunghi. L1 si può fare come monotiro da 35 mt ( max 6b ) L2 ( max 6c ). Fix inox da 10 mm. Diff obbl ( 6a+ ).  
8. LO SPIGOLO DEL VENTO DI TRANQUILLITA’ LONTANE: 2 tiri (max 6b+) utili friend sino al 2 Fix inox da 10 mm. Diff obbl (6a+)  
9. FISSURE DU POLPETTON: Monotiro 20 mt  (max 6a+) servono friends sino a n° 3 in posto fix da 10 mm
10. FESSURA MANERA: Monotiro 25 mt ( max 7a ) Fix da 10 mm
11. COSI’ NON FAN TUTTI: 6 tiri  (max 7a ) Spit rock da 10 mm  
12. SOLI NEL SOLE: 4 tiri ( max 6a+) Fix da 10 mm. Diff obbl ( 6a )
13. SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI: Monotiro  25 mt ( max 6a+) Fix inox da 10 mm. Diff obbl ( 6a ).  
14. MONTURA PEOPLE: Monotiro 25 mt (max 6c) Fix inox da 10 mm. Diff obbl ( 6a+ ).
15. PER UN PUGNO DI PIXEL: Monotiro 25 mt (7a) Fix inox da 10 mm. Diff obbl ( 6b+ ).
16. LA CURA DEL PADRE: Monotiro 35 mt (max 6b) Fix inox da 10 mm. Diff obbl ( 6a+ ).
 

Rock Master 2010, gli atleti in gara nello speciale Pre-mondiale di Arco

Dal 16 al 18 luglio ad Arco entra in scena il Rock Master in versione mondiale. Una veloce panoramica sui più di 170 atleti iscritti a questo importante appuntamento che funge come pre evento per il IFSC World Championship 2011.

Il conto alla rovescia è iniziato, manca meno di una settimana per uno degli appuntamenti più importanti della stagione agonistica, il Rock Master di Arco che quest’anno è stato anticipato dal tradizionale weekend di settembre a metà luglio per fungere come prova generale prima del Campionato del Mondo 2011. E siccome ogni prova generale è importante, ad Arco arriveranno più di 170 atleti per sondare il terreno e guadagnare esperienze importanti per il Climbing World Championship che si terrà nel territorio del Garda Trentino nel 2011. 170 atleti è un numero davvero impressionante e i tre giorni di gara saranno sicuramente un tour de force, non soltanto per gli atleti ma anche per i tracciatori, i giudici, e tutta la macchina organizzativa. Ma Arco – da capitale dell’arrampicata sportiva qual è – ha tutti i numeri e la storia per farcela, e lo spettacolo non mancherà di certo anche perché al Climbing Stadium ci saranno tutti, ma proprio tutti, i migliori atleti del mondo.

LEAD
Nella gara Lead di venerdì e sabato la lista dei big è davvero lunga. A partire dal Campione del mondo Patxi Usobiaga, che dovrà tenere sotto controllo soprattutto Adam Ondra, il vincitore della Coppa del Mondo 2009, e Ramón Puigblanque, l’indiscusso re del Rock Master di Arco degli ultimi anni. Ma forse sarà un "outsider" d’eccellenza a fare la grande sorpresa, il fortissimo Chris Sharma. E’ dal 1999 che lo statunitense non gareggia più ad Arco e la sua performance è attesissima, anche perchè "The King" ha scelto di mettersi alla prova non soltanto nella discipline con la corda, ma anche nel boulder. A tentare questo bis assieme a lui ci sarà, non c’è da stupirsi, Adam Ondra ma anche il fortissimo canadese Sean McColl che in questa stagione sta realmente dimostrando tutto il suo potenziale. Poi c’è la solita temibile squadra austriaca trainata da David Lama e Jakob Schubert, mentre i tifosi azzurri potranno godersi un cambio generazionale, con un team decisamente più giovane rispetto al passato formato da Marcello Bombardi, Nicola De Mattia, Stefano Ghisolfi, Rudi Moroder e Silvio Reffo.
In gara femminile invece si registra l’unica grande assenza, per un infortunio, Johanna Ernst, la regina austriaca che l’anno scorso ha vinto sia la Coppa del Mondo, sia il Campionato del Mondo. Ma questo non significa che sarà facile per le altre, anzi: Angela Eiter e Maja Vidmar sono sicuramente tra le più quotate, ma nella lista delle atlete spiccano anche la belga dalle mille battaglie Muriel Sarkany (campionessa del mondo 2003!) e la sua connazionale Chloé Graftiaux, la slovena Mina Markovic, e le francese Caroline Civaldini e Charlotte Durif. Le speranze azzure sono sulle spalle di Jenny Lavarda e delle altre giovane leve: Sara Avoscan, Manuela Valsecchi e Alexandra Ladurner, tutte e tre grandi sperenza dell’arrampicata azzurra.

BOULDER
Per i boulder scenderanno in campo sia i Campioni del Mondo in carica Alexey Rubtsov e Yulia Abramchuk, sia i dominatori della Coppa del Mondo 2009, Kilian Fischhuber e Akiyo Noguchi. Ma non è detto che la gara sarà fra questi soltanto, anzi! Lo squadrone italiano è forte come non da tempo, (Michele Caminati, Niccolo’ Ceria, Christian Core, Stefano Ghisolfi, Gabriele Moroni e Jacopo Larcher), ma anche i russi sfoggiano i loro pezzi da novanta (Rustam Gelmanov e Dmitry Sharafutdinov), come d’altronde i francesi (Guillaume Glairon Monder e Loïc Gaidioz). Poi ci sono altri atleti capaci di tirare fuori l’asso nel momento più importante, come lo svizzero Cédric Lachat, lo sloveno Klemen Becan e l’inglese Stewart Watson
Anche Abramchuk e Noguchi dovranno arrivare in forma strepitosa, perché ad aspettarle al varco ci saranno le solite Anna Stöhr, Chloé Graftiaux, Alex Johnson, Natalija Gros, Mina Markovic e le "veterane" Olga Bibik e Olga Shalagina. A tentare il bis Lead + Boulder ci saranno tante, incluse le italiane Jenny Lavarda ed Alexandra Ladurner. Arco promette di essere un grande appuntamento per loro quindi, ma anche per l’altra italiana che gioca nel boulder, Elena Chiappa.

SPEED
Anche nella velocità non mancano i campioni. La polacca Edyta Ropek e il russo Sergey Sinitsyn  – i vincitori della Coppa del Mondo 2009 – ci saranno, come d’altronde anche i campioni del mondo in carica, i cinesi Qixin Zhong e Cuilian He. A cercare di batterli sulle due piste alte 15m ci saranno ovviamente tutti i componenti dei fortissimi team dell’ est, soprattutto dalla Russia e dall’ Ucraina, e nonostante il vantaggio di giocare in casa gli italiani Sara e Jessica Morandi, Stefano Ghisolfi, Leonardo Gontero e Michel Sirotti non avranno compito facile.

TEAM SPEED
E’ la novità di quest’anno, la velocità a squadre, una gara a staffetta di team misti (uomini e donne) composti da tre velocisti. Cina e Russia sono i grandi favoriti ovviamente, ma anche la Polonia, l’Ucraina e il Venezuela potrebbe dire la loro. E poi c’è l’Italia che si presenta con ben due squadre. 

ARCO ROCK LEGENDS
La gara nella gara, ovvero, i due ambiti riconoscimenti di Arco Rock Legends assegnati delle più importanti riviste internazionali di settore. Per il Salewa Rock Award, overo per le realizzazione in falesia o sul boulder, sono stati nominati Charlotte Durif, Enzo Oddo, Adam Ondra, Chris Sharma e Daniel Woods. Mentre per le gare, ovvero il La Sportiva Competition Award, sono in lizza Johanna Ernst, Akiyo Noguchi e Adam Ondra. E’ certo che i giornalisti che rappresentano le 23 testate non avranno compito facile. Come d’altronde tutti gli atleti in gara. A tutti loro il nostro in bocca al lupo!

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Nuove cascate nella Floitental, Austria, per Leichtfried e Purner

Due nuove cascate di ghiaccio aperte nella Floitental (Zillertal), Austria: Excalibur (WI6/R, 120m, Albert Leichtfried & Paul Mair 30/01/2011) e Quasimodo (M7 WI7, 90m, Benedikt Purner e Klaus Pietersteiner 2011/03/02).

I lunghi avvicinamenti non sono mai stati di moda, ma spesso quelli che fanno lo sforzo vengono ampiamente ricompensati. Questo è sicuramente il caso della splendida vallata austriaca Floitental, una diramazione della più famosa Zillertal, che contiene una serie incredibile di linee di ghiaccio ancora inviolate .

La valle è stata presa di mira pochi giorni fa da Albert Leichtfried e Paul Mair che il 30 gennaio hanno effettuato la probabile prima ripetizione di "Das Experiment" (WI6+, 50m, Bernhard Schiestl & Michael Höllwarth, 2004).

Dopo aver salito questa bellissima linea hanno spostato la loro attenzione su una sottile lingua di ghiaccio che avevano avvistato durante l’avvicinamento e hanno quindi aperto la loro Excalibur (WI6/R, 120m). "La linea offre una scalata fantastica ed esigente", ha dichiarato Leichtfried, aggiungendo "un sottile strato di ghiaccio alla partenza richiede sensibilità e conduce ad una candela sospesa nel vuoto. Un bellissimo finale!"

Il 3 febbraio Benedikt Purner e Klaus Pietersteiner hanno seguito le orme dei loro amici e dopo tre ore di avvicinamento si sono scaldati su "Das Experiment", hanno effettuato la prima ripetizione di Excalibur e poi hanno salito il flusso di fronte al Das Experiment. La via, con ghiaccio pericolosamente sottile, si chiama "Quasimodo" (M7 WI7- 90m) e Purner ha affermato: "Aprire la via a vista dal basso è stato piuttosto difficile e il ghiaccio all’inizio era incredibilmente brutto, sicuramente una delle manovre più al limite della mia carriera. Ho continuato perché non riuscivo a scendere e ho cercato di piazzare le protezioni sulla roccia perché non mi fidavo del tutto del ghiaccio, poi sul secondo tiro tutto è filato liscio."

Due giorni più tardi Leichtfried e Purner hanno unito le forze e hanno salito sei classici nel Pinnistal: Magier, Eiszeit, Rumpelkammer, Kerze, Männer ohne Nerven e Gully. 500m di ghiaccio in 6 ore intense. Niente male come allenamento per il loro prossimo viaggio in Norvegia!

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Kurt Albert è morto. Addio ad una leggenda dell’arrampicata

La leggenda dell’arrampicata tedesca Kurt Albert (56enne) è morto ieri sera alle 20.45 in seguito all’incidente di domenica scorsa su una via ferrata della Baviera, in Germania.

Difficile capire da dove cominciare. Forse dalla tragica fine. Kurt Albert si è spento ieri sera all’ospedale di Erlangen nella tedesca Baviera. Kurt non ce l’ha fatta a superare le gravi conseguenze della caduta dalla via ferrata “Höhenglücksteig” di domenica scorsa. I particolari dell’incidente sono ancora sconosciuti, ma in verità sembrano superflui. Ciò che conta è che uno degli arrampicatori sportivi ed alpinisti più prolifici del mondo non è più con noi.

L’importanza e l’influenza di Albert sul nostro sport non può essere sottovalutata. Nato il 28 gennaio 1954 a Norimberga, ha iniziato a scalare a 14 anni nel vicino Frankenjura e presto ha proseguito sulle vie più famose delle Alpi, come lo Sperone Walker sulle Grandes Jorasses e la parete nord dell’Eiger, nonché sulle vie delle Dolomiti che teneva in massima considerazione. Mentre con queste ascensioni alpinistiche gettava le basi per una futura carriera, il cuore del giovane Albert ardeva per esplorare e spingere i limiti fisici dell’arrampicata sportiva che, in quel momento, era nella sua fase embrionale ed era soffocata da vecchie tradizioni che sembravano in contrasto con i nuovi sogni e le energie della “giovane” arrampicata libera.

Dopo un viaggio in Sassonia, Albert comprese che l’arrampicata artificiale era un vicolo cieco e che il futuro doveva essere cercato altrove. Così, nel 1975, risolse il conflitto tra le generazioni, tra l’artificiale e il movimento della libera, con l’introduzione della filosofia “Rotpunkt”. Con la pittura di un punto rosso alla base di una via ha indicato che la linea era stata salita in libera, senza l’uso di qualsiasi aiuto artificiale, lasciando però lungo la via tutte le “vecchie” protezioni per coloro che desideravano ancora salirla nella loro forma originale. Ben presto il movimento dell’arrampicata libera divenne inarrestabile e si diffuse a macchia d’olio in tutto il mondo e insieme alla “on-sight”, il termine “rotpunkt” inventato da Albert è oggi considerato la base per misurare le performance in questo sport.

Assieme ad una manciata di altri giovani arrampicatori, tra cui spiccano Wolfgang “Flipper” Fietz, Norbert Batz, Norbert Sandner e, un po’ più tardi, il suo grande amico Wolfgang Güllich, Albert ha immediatamente aperto vie sempre più difficili nel suo Frankenjura. Nel 1977 ha effettuato la prima salita di “Osterweg” (VIII-), mentre la sua “Sautanz” (IX-, 1981) e soprattutto “Magnet” (IX, 1982) sono considerate vere pietre miliari per l’arrampicata tedesca. Albert è diventato un protagonista nel suo paese, tanto che nel 1984 assieme a Wolfgang Güllich e Sepp Gschwendtner ha ricevuto il “Silberne Lorbeerblatt” – il riconoscimento più alto dello sport – da parte del governo tedesco per quanto ha fatto per l’arrampicata.

Ma l’interesse di Albert della sfera verticale non era affatto limitato alle innumerevoli falesie sparse in tutto il Frankenjura ed insieme ad alcuni dei migliori climber della Germania ha iniziato a rivolgere la sua attenzione ad esportare l’ideale della rotpunkt sulle grandi pareti del mondo. Nel 1987 si è recato sulle Tre Cime di Lavaredo dove, insieme con Gerold Sprachmann, ha realizzato la prima libera della Via degli Svizzeri sulla Cima Ovest e anche la prima libera della famosa Hasse-Brandler sulla Cima Grande.

Nel 1988 è stata la volta del Karakorum con Wolfgang Güllich e Hartmut Münchenbach dove ha effettuato la prima libera della via degli Iugoslavi (Slavko Cankar, Francek Knez, Bojan Srot, 1987) sulla Nameless Tower (6242m) nelle Torri del Trango. Per molti aspetti questa spedizione è stata un semplice “riscaldamento” per una delle creazioni più prestigiose di Albert, la vicina “Eternal Flame”, salita nell’estate del 1989 insieme a Wolfgang Güllich, Christof Stiegler e Milan Sykora. I quattro hanno tracciato una nuova incredibile linea sulla Nameless Tower. Un percorso che avevano individuato l’anno precedente e che ha richiesto un mix eccitante di coraggio e cieca determinazione, specialmente verso la fine quando Stiegler e Sykora hanno dovuto far ritorno a casa. Mentre, con Güllich ferito, Albert ha dovuto tirare fuori tutta la sua forza per raggiungere la cima… Con un’arrampicata libera fino al 7b+ e 4 sezioni di artificiale, Eternal Flame ha aperto la strada per una nuova dimensione dell’arrampicata sportiva in Himalaya, raggiungendo un livello fino ad allora impensabile.

Ma la “premiata ditta” Albert & Güllich (i due hanno vissuto assieme per 11 anni) non si è fermata all’ Himalaya. Un anno più tardi i due, assieme a Norbert Batz, Peter Dittrich e Bernd Arnold, hanno aperto la bellissima “Riders on the Storm”, una linea diretta di 1300m sul compatto granito della parete est della Torre Centrale del Paine. La Patagonia impressionò talmente Albert che nel 1995 ci tornò, ancora una volta con Bernd Arnold, e assieme a Jorg Gerschel e Lutz Richter per aprire sul pilastro est del Fitz Roy i 44 tiri di 7c/A2 di “Royal Flush”. Di tutte le sue big wall, Albert ha sempre considerato questa via come la sua più importante.

Anche se molto a suo agio a casa davanti a una grande tazza di caffè e in compagnia dei suoi amici più cari come Jerry Moffatt, l’ex insegnante di fisica e matematica non ha mai smesso di cercare nuove sfide. E’ così che è nata l’idea di affrontare le montagne spingendo al massimo il concetto di “by fair means”. Questo “modo leale” di affrontare l’avventura in montagna si è tradotto in avvicinamenti alle vette più remote del mondo senza l’uso di portatori o mezzi a motori. Albert, all’inizio del nuovo millennio, ha sperimentato questo concetto insieme a Stefan Glowacz, Holger Heuber e Gerd Heidorn salendo i 500m di “Odissea 2000” sul granito del Polar Bear Spire sull’isola di Baffin. Più che una via, la linea è stata il culmine dell’avventura che i quattro hanno affrontato in piena autonomia, trasportando da soli tutto il materiale per più di 400km in uno dei posti più inospitali del pianeta.

Albert ha accolto questa nuova filosofia a braccia aperte e questo è immediatamente diventato il suo Leitmotiv negli anni che seguirono. Quasi nessuna stagione è passata senza una prima salita significativa su una remota parete nel mondo, e il suo totale “by fair means” è ormai diventato sinonimo della forma più pura dell’arrampicata, adottata da alcuni dei migliori alpinisti del mondo. Kurt Albert iniziò da giovane e dotatissimo climber a sperimentarla alla fine degli anni ’60 sulle montagne di casa, nel Frankenjura. 50 anni dopo, Kurt ha lasciato il suo indelebile ricordo sulle pareti più belle di tutto il mondo.

Kurt Albert – momenti importanti
1954
Nato a Norimberga, Germania
1968 ha iniziato a scalare nello Frankenjura
1973 Un viaggio all’Elbsandstein gli ha aperto gli occhi sul potenziale dell’arrampicata libera.
1975 Sviluppo della filosofia Rotpunkt. La Adolf-Rott-Ged. Weg (VI+) nello Frankenjura è stata la prima via segnata con in bollino rosso.
1977 AP: Devil’s Crack (VII) & Osterweg (VIII-), Frankenjura
1979 Solitaria Devil’s Crack (VII), Röthelfels, Frankenjura
1980 AP: Rubberneck (VIII+), Richard Wagnser Fels, Frankenjura
1981 AP: Sautanz (IX-), Frankenjura
1982 AP: Magnet (IX-), la via più difficile del Frankenjura
1986 Solitaria Fight Gravity (VIII+), Richard Wagnser Fels, Frankenjura
1987 PL: Hasse – Brandler (VIII) Cima Grande, Dolomiti
1987 PL: Swiss Route (IX-) Cima Ovest, Dolomiti
1987 Solitaria Rubberneck (VIII+), Richard Wagnser Fels, Frankenjura
1988 Solitaria Courage Fouyons (7b), Buoux, Francia
1988 PL: Yugoslav route (7a+), Nameless Tower, Karakorum
1989 AP: Eternal Flame (IX-, 3 punti arttif.), Nameless Tower, Karakorum
1990 AP: Riders on the Storm (IX), Paine Central Tower, Patagonia
1993 AP: Stairway to Heaven (IX), Roraima, Venezuela
1994 AP: Moby Dick (IX+), Ulamertorsuaq, Groenlandia
1995 AP: Royal Flush (IX), Fitz Roy, Patagonia
1995 AP: Fitzcarraldo (VIII+) Mount Harrison Smith, Cirque of Unclimbables, Kanada
1996 AP: Gelbe Mauer (IX) Tre Cime di Lavaredo, Dolomiti
1997 AP: Nordlicht (VIII+), Tupilak, Groenlandia
1998 AP: El Condorito (IX), Aguja St. Exupery, Patagonia
1999 AP: Vela y Viento (IX-), Aguja Mermoz, Patagonia
1999 AP: Hart am Wind (VIII+), Cape Renard Tower, Antarctica
2000 Ripetizione: Franco Argentine route, Fitz Roy, Patagonia
2000 AP: Odyssee 2000 (VIII+, 500m), Baffin Island, Kanada
2002 AP: su Vampire Peak (VIII+), Lotus Mountain, Kanada
2003 Ripetizione: Story About Dancing Dogs (IX/600m) Mt. Poi, Ndoto Mountains, Kenya
2006 AP: El Purgatorio (650m/IX), Acopan Tepuis, Venzuela
2007 Spedizione a Sablija, Ural, Russia
2008 AP: El Nido del TirikTirik (7b/400m) Castillo, Venezuela
2009 AP: Hotel Guácharo (7a+/550m) Roraima-Tepuis, Venezuela
AP: = apertura
PL: = prima libera

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Via dei Nonni, Pian de la Paia, Pietramurata

Via dei Nonni (VII), una nuova via di arrampicata aperta da Francesco Salvaterra e Stefano Bianchi sulla Pian de la Paia, Pietramurata, Arco.

Dopo Sogni Erotici sul Carè Alto, ecco una nuova via di Francesco Salvaterra, questa volta aperta assieme a Stefano Bianchi il 20 novembre scorso e successivamente “raddrizzata” nei primi due tiri il 27 novembre. La nuova via si chiama Via dei Nonni, è dedicata ai loro instancabili nonni e sale la Pian de la Paia a Pietramurata, Arco, con 9 tiri e difficoltà fino a VII.

Scrive Francesco Salvaterra “La via secondo noi è bella, logica e alpinistica, roccia buona o ottima su tutto il percorso. Tutte i chiodi usati sono rimasti e anche le soste sono ben attrezzate con 2 o 3 chiodi o su alberi, in totale presenti 27 chiodi normali (in parte artigianali), due cunei e un dado incastrato.”

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Klemen Becan libera Fidel Incastro 9a alla Grotta Caterina

Il climber sloveno Klemen Becan ha liberato Fidel Incastro 9a alla Grotta Caterina.

Per fuggire dal grande caldo di questi giorni il climber sloveno Klemen Becan si è recato alla Grotta Caterina alle porte di Trieste dove ha liberato due vie, Hello Ketty 8a e poi, dopo un giro di ricognizione ed un primo tentativo fallito, Fidel Incastro. Secondo Becan si potrebbe trattare di un 9a, in ogni caso "la via è molto bella e vale la pena salirla."

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Arnaud Petit racconta tutto del suo Black Bean di Ceuse

Intervista con il climber francese Arnaud Petit dopo la sua recente salita in stile trad di Black Bean 8b, Ceuse, Francia.

100, 1000, 10000. 20, 40, 60, 80 mila, e il conteggio non mostra nessun segno di rallentamento… Quando circa due settimane fa abbiamo pubblicato la notizia che il francese Arnaud Petit aveva salita la famosa via Black Bean a Ceuse non in versione sportiva, cioè con difficoltà 8b, ma in versione trad, il bel video che accompagnava il nostro report era stato visto poco più di un centinaio di volte. Nelle settimane che sono seguite si è però diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo, dimostrando che quello che Petit era riuscito a fare era sì coronare il suo personale sogno, ma anche e soprattutto catturare l’immaginazione degli altri arrampicatori.
In realtà non c’è da meravigliarsi, perché questo exploit viene da uno dei più conosciuti e rispettati climber francesi. Basti dire che Petit, partendo da vincitore della Coppa del Mondo lead 1996 si è poi dedicato alle big wall del mondo, passando per Delicatessen in Corsica, la Voie Petit sul Gran Capucin, il Salto d’Angel in Venezuela, Tough Enough in Madagascar, Walou Bass a Taghia e moltre altre ancora. Senza contare che dei suoi 40 anni, 20 li ha stati spesi sul “premiato” calcare di Ceuse… Dunque, ecco come Arnaud ci ha raccontato il suo Black Bean trad.

Arnaud, hai detto che ti sentivi in forma … quanto?
Riuscivo a salire l’ 8c in alcuni tentativi. Non è alto rispetto agli standard di oggi, ma questa era la mia forma in quel momento.

Quanto tempo hai impiegato per prepararti alla rotpunkt?
L’ho salita l’anno scorso, poi questa primavera ho trascorso 6 giorni sulla via. Ho verificato attentamente le sequenze migliori per renderla il più semplice possibile.

Quanto più difficile è stata la versione trad, fisicamente e mentalmente?
La versione trad è più difficile, soprattutto mentalmente, e due volte sono andato fino a Ceuse, ma poi ho deciso di non tentare la via, il “feeling” non mi sembrava giusto. Dal punto di vista fisico bisogna salire con il peso aggiuntivo del materiale trad, quindi non è proprio come moschettonare dei rinvii! Poi, naturalmente, devi anche posizionare l’attrezzatura, questo richiede energia, e il passaggio chiave diventa più difficile a causa del friend viola. Anche se la parte più difficile del passaggio chiave è sicura (se il friend viola dovesse uscire, fai un volo lungo 20m ma sicuro) alla fine della sezione chiave, quando traversi verso destra, non devi pensare troppo alle conseguenze di una caduta se dovesse uscire quello stesso friend viola… Poi sugli ultimi 40 metri devi rimanere totalmente concentrato.

Sei mai caduto durante i tuoi tentativi? E quanto giudichi “pericolosa” questa salita fatta in trad?
Sono volato soltanto una volta, mentre stavo cercando di mettere il piede nel buco dove c’era il friend viola sul passaggio chiave. Dire se è pericoloso o no è davvero difficile, come in alpinismo. Dipende dalla persona, e anche la stessa persona che un giorno ti dice che è super pericoloso magari il giorno dopo ti dice il contrario. Il mio problema non era essere fisicamente in grado di fare la via, ma di essere sufficientemente forte mentalmente per accettare la parte iniziale, praticamente senza corda, e fare quelle due sezioni, la traversata e poi la parte finale, dove è meglio non cadere. Non sono uno specialista di headpoints pericolose, ovvero di lavorare molto le vie prima di tentarla dal basso, e altrove ci sono sicuramente un sacco di vie molto più dure e pericolose.

Hai mai pensato di togliere gli spit, magari prima o dopo la salita?
No, non l’ho mai preso in considerazione. Black Bean, che è stata aperta da Bruno Clément, è una grande via sportiva, davvero di livello mondiale, una vera classica del suo genere. Inoltre Ceuse è una falesia sportiva, la roccia non è proprio adatta a vie trad quindi non c’è alcun motivo per togliere gli spit. Anche se avessi lavorato la via non usando gli spit ma utilizzando una corda statica dall’alto, non mi sarebbe venuta questa idea. Ho 40 anni e non voglio insegnare agli altri come le cose dovrebbero essere fatte utilizzando questo tipo di azioni, anche se capisco la gente che rimuovere gli spit in alcune falesie di fessure. Io la vedo così: sono molto molto contento che siamo in grado di salire questa via giocando due partite diverse, senza polemiche.

Puoi immaginare altre vie in stile trad a Ceuse?
A Ceuse la roccia non è così lavorata per posizionare protezioni tradizionali, quindi il tutto diventa abbastanza pauroso, con lunghi run-out. Inoltre, su calcare i friends non sono super sicuri… poi la terra è sempre vicina. Ci sono certamente una paio di linee adatte, ma in verità Black Bean è l’unica, con il suo lungo strapiombo e consente giusto la protezione sufficiente… Sono stato molto fortunato! Ecco perché per me questa salita è magica e perché è valso la pena farla nonostante gli spit. Sulla vicina Grande Face questa estate Sylvain Millet e Thibault Saubusse hanno aperto una nuova via di 4 tiri con pochi spit e un tiro chiave di 8a che sembra impressionante. Ancora non ci sono stato…

E ti vedremo fare altro trad altrove?
Trovare vere vie trad, cercando di aprirle dal basso sarebbe incredibile. Ma come ho detto, anche se mi piace molto, non sono uno specialista. Mi piace il fatto che proteggersi è una parte integrale della difficoltà e ammiro molto lo spirito inglese, ma non mi sento abbastanza forte per fare cose difficile. Ci sono un sacco di giovani, ragazzi con grande talento là fuori, e personalmente sono molto felice del mio Black Bean!

Il video finisce con una tua riflessione personale, che forse i giochi futili sono i migliori da giocare…
Questo film mostra che ci sono anche altri modi per fare le cose. E’ importante rendersi conto che il grado non è tutto. Invece, il modo in cui le cose vengono fatte può essere importante. Soprattutto per se stessi.

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Jakob Schubert e Gabriele Moroni scatenati

L’austriaco Jakob Schubert ripete Papichulo 9a+ di Chris Sharma ad Oliana e sale Aitzol 8c a-vista a Margalef. Gabriele Moroni effettua la prima ripetizione di Coup de Grace 9a di Dave Graham nel Canton Ticino, Svizzera.

Mentre i bookmakers hanno chiuso le scommesse per il colore del capello della regina al matrimonio di William e Kate (sono pazzi questi inglesi!), iniziano le nostre scommesse per chi potrebbe vincere il Campionato del Mondo di arrampicata sportiva ad Arco a luglio.

Uno che sicuramente ha delle ottime possibilità è l’austriaco Jakob Schubert, attualmente attivo in Spagna dove gli è riuscito il suo primo 9a+ lavorato (Papichulo 9a+ in Oliana) e anche il suo primo 8c a vista, Aitzol nella falesia di Margalef. Non è soltanto la sua forma sulla roccia che promette bene: mentre l’anno scorso il 21enne aveva vinto l’argento nella Coppa del Mondo Lead, pochi giorni fa a Milano era riuscito a piazzarsi secondo nella prima tappa della Coppa del Mondo Boulder dimostrando un salto di qualità negli ultimi anni ed abilità su più discipline davvero impressionante.

Un altro che impressiona sempre, speriamo anche ad Arco, è Gabriele Moroni che in Svizzera ha appena effettuato la prima ripetizione di “Coup de Grace”. Questa super via in Val Bavona nel Ticino era stata sognata e liberata dallo statunitense Dave Graham nel Novembre 2005 e Moroni ha confermato il grado di 9a ma soprattutto ha confermato la sua bellezza, dichiarando che è: “Probabilmente la più bella via di granito estrema al mondo!” A Milano il novarese aveva interpretato una gara perfetta per lungo tempo (7 top consecutivi con 6 FLASH, poi una zona al 1° tentativo prima di perdersi proprio sull’ultimo blocco di semifinale) ed è chiaro quindi che gli occhi, fra 78 giorni ai mondiali di Arco, saranno puntati anche su di lui.

> Il video di Dave Graham su Coup de Grace

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